Le condizioni patologiche, dette anche manifestazioni morbose (dal latino morbus = malattia), intese come deviazione dalla norma dello stato di salute, devono essere considerate come entità di gravità graduabile ben distinte tra loro.

La condizione patologica più lieve è il fenomeno morboso, che rappresenta la deviazione più semplice dalla norma di un carattere morfologico, biochimico, o funzionale di una cellula, di un tessuto, di un organo alla quale può anche non conseguire alcuna sintomatologia. Esempi di fenomeno morboso sono dati dalla dilatazione o dalla costrizione dei vasi sanguigni superficiali, che si verificano rispettivamente in conseguenza dell’innalzamento e dell’abbassamento della temperatura ambientale.

Più complesso è il cosiddetto processo morboso, che risulta dalla correlazione di più fenomeni morbosi che, generalmente, compaiono in regolare successione. L’esempio più tipico è dato dal processo infiammatorio, nel quale la sintomatologia è una conseguenza del verificarsi di fenomeni morbosi differenti quali l’iperemia (aumento della quantità di sangue circolante in un distretto o in un organo, determinata da una vasodilatazione capillare), l’incremento della permeabilità cellulare, la diapedesi leucocitaria (fuoriuscita dei leucociti dai vasi sanguigni).

Lo stato morboso rappresenta una condizione patologica stazionaria, ben definita; spesso del tutto asintomatica, risultante da un equilibrio che si instaura nell’organismo tra  la noxa patologica (danno patologico) e la reattività di questo. Esempi di stato morboso sono la miopia, la presbiopia, la presenza di cicatrici, la mancanza di un arto o di una parte di esso, ecc..

L’apice della piramide delle varie condizioni patologiche è dato dalla malattia, che è una condizione dinamica, cioè evolutiva, che si manifesta con l’alterazione anatomo – funzionale di uno o più organi, che turba la condizione omeostatica originaria ed induce uno stato di reattività dell’intero organismo.

Per EZIOLOGIA si intende lo studio delle cause che inducono un turbamento persistente dell’omeostasi dell’organismo. Gli agenti eziologici possono essere insiti nell’organismo (cause endogene), come le alterazioni genetiche ereditariamente trasmesse, o essere presenti nel’ambiente (cause esogene), di natura fisica, chimica e biologica. Una causa è dettadeterminante quando da sola provoca la malattia. Essa è, invece, detta coadiuvantequando facilita l’azione di un’altra causa e in tal caso è definita concausa.

L’organismo colpito da un qualunque agente patogeno può comportarsi nei riguardi di esso in maniera diversa, in quanto può essenzialmente essere:

a) Recettivo, se ne subisce le conseguenze;

Refrattario, se non ne subisce alcuna conseguenza, come avviene nel caso dell’incapacità di contrarre malattia in seguito al contagio con un determinato virus per il quale le cellule dell’organismo sono prive di recettori;

c) Resistente, se in esso sono particolarmente efficienti i meccanismi reattivi (es. le difese della barriera muco – cutanea o dell’immunità innata aspecifica);

d) Reattivo, se invece sono particolarmente efficienti i meccanismi dell’immunità specifica.

Agenti eziologici virali
Gli agenti nocivi che possono provocare epatite sono di varia natura, ma nella grande maggioranza dei casi sono rappresentati da alcuni virus. Tali virus vengono distinti in virus epatitici maggiori, responsabili principalmente di danno epatico, e virus epatitici minori, responsabili di infezioni sistemiche con secondario interessamento del fegato. Appartengono a questo secondo gruppo, tra gli altri, il Citomegalovirus (CMV) ed il virus di Epstein-Barr (EBV), l’agente eziologico della mononucleosi infettiva.

Sotto il termine di PATOGENESI si indicano i meccanismi responsabili della comparsa di malattia, in seguito all’azione degli agenti patogeni. Quando non è possibile intervenire sull’agente eziologico o perché non è stato identificato o perché è plurifattoriale o perché è insito nell’organismo stesso, la conoscenza dei meccanismi patogenetici da esso innescati può offrire la possibilità di interrompere la sequenzialità di eventi che culminano nella malattia. Un esempio utile a far comprendere l’importanza che assume la conoscenza di tali meccanismi riguarda alcune malattie ereditarie del metabolismo, nelle quali non è possibile eliminare la causa, che consiste nella presenza di una mutazione che impedisce la sintesi di un determinato enzima coinvolto nel metabolismo di determinati composti. Tale deficienza provoca un accumulo dei metaboliti a monte della tappa metabolica in cui fisiologicamente agisce l’enzima in questione. La conoscenza della patogenesi, cioè del sito in cui avviene il blocco metabolico e dei metaboliti in eccesso che si accumulano e di quelli in difetto, ha consentito di allestire adeguate terapie dietetiche grazie alle quali è possibile prevenire la comparsa dei sintomi o almeno di ridurne l’intensità quando la loro comparsa si è già verificata.

Meccanismo patogenetico virale
Prendiamo il caso del virus dell’epatite B (HBV). Il virus possiede antigeni di superficie e antigeni centrali, mentre la cellula epatica presenta sulla sua superficie delle strutture (recettori) che sono capaci, grazie alla loro forma, di stabilire un legame con l’antigene di superficie del virus. Quando questo legame si è stabilito il virus penetra all’interno della cellula ed in essa si moltiplica: come risultato la cellula si riempie di antigeni virali, in particolare di antigeni centrali, i quali compaiono anche sulla sua superficie. A questo punto entrano in azione particolari globuli bianchi, i linfociti T e B, i quali fanno parte del nostro sistema immunitario.

Difese dell’organismo e guarigione
I linfociti T si legano (grazie ad un recettore) alle strutture virali presenti sulla superficie della cellula: il risultato è la distruzione della cellula (riconosciuta come qualcosa di estraneo) e dei virus in essa contenuti. Questo processo determina l’aumento delle transaminasi nel sangue, ma è anche il processo che porta alla guarigione perché il virus viene eliminato.

La MALATTIA è il turbamento della funzione di uno o più organi, che si riflette in un’alterazione della condizione omeostatica fisiologica ed induce contemporaneamente uno stato di reattività dell’organismo. La malattia non è una condizione statica, ma si presenta come una condizione dinamica, cioè in evoluzione. Se l’agente patogeno non viene sufficientemente neutralizzato od eliminato, la malattia può culminare nella morte. Se, invece, l’agente patogeno è eliminato, si ha la guarigione che, quando è completa, determina la “restitutio ad integrum”, cioè il ripristino della condizione fisiologica. Un’alternativa alle due suddette possibilità è l’instaurarsi di una nuova condizione di equilibrio tra l’agente perturbante e l’organismo, che rende la malattia cronica. A secondo della manifestazione o meno della sintomatologia, è possibile fare una distinzione tra malattia asintomatica emalattia conclamata. L’esempio più chiaro è fornito dai soggetti che hanno contratto l’infezione con il virus HIV e che non presentano alcuna sintomatologia. Essi certamente non sono sani, ma il loro stato di malattia, che viene svelato da opportune indagini diagnostiche, si rende manifesto solo quando inizia la sintomatologia. Tali soggetti vengono indicati comeHIV positivi asintomatici per diventare, con la comparsa dei sintomi, pazienti affetti da AIDS conclamata.

La malattia produce quasi sempre fenomeni soggettivi ed obiettivi che vanno sotto il nome disintomi; l’analisi di questi consente al medico di giungere alla diagnosi, di formulare laprognosi (cioè di predirne la durata e l’esito) e di prescrivere la terapia.

Col termine sindrome si intende l’associazione di diversi fenomeni patologici che hanno in comune un determinato nesso fisiopatologico (es. Sindrome di Down; Sindrome dell’Immunodeficienza Acqusita o AIDS; ecc..)

Fonti di riferimento: PATOLOGIA GENERALE – Autori: Pontieri – Russo – Frati