Nella storia dell’arte, di tutta l’arte, sono ben pochi coloro che hanno tentato di apportare miglioramenti e rivoluzioni, e ancora meno sono quelli che ci sono riusciti.

Uno di questi pochi avventurieri di frontiera è il fumettista sud Americano Alberto Breccia (1919 – 1993): nato a Montevideo, si trasferì a tre anni a Buenos Aires, dove iniziò la sua carriera nel 1938. Tra i suoi lavori più significativi vanno ricordate le collaborazioni con Héctor Oesterheld, in particolare Mort Cinder, Vida del Che Guevara e una nuova versione de L’Eternauta, originariamente disegnato da Francisco Solano López (Fonte: Wikipedia).

Breccia, con le sue tavole e i suoi colori, ha fatto meraviglie nel campo dei fumetti. Basti guardare e leggere I miti di Cthulhu, arrivati in Italia a metà degli anni ’70, dove il fumettista ha riadattato alcuni racconti horror del famoso scrittore americano H. P. Lovecraft. Breccia riprende storie già molto suggestive e le rende fumetti spettacolari. Ad esempio L’orrore di Dunwich, dove un bambino nato in modo misterioso cresce in maniera del tutto sproporzionata per la sua età e con il tempo assume sembianze caprine fino a divenire un essere informe e nauseabondo; o Il colore caduto dal cielo dove in una notte avvolta dalle tenebre una misteriosa e mefitica luce precipitò giù dalle profondità del cosmo apportando distruzione e malattia in una piccola comunità americana; o ancora Il Richiamo di Cthulhudove si spalancano porte verso gli abissi in cui vivono eternamente creature inconcepibili dalla ragione umana e malvagie senza ogni limite.

Insomma, tutto il mistero, le inquietudini e le mostruosità contenute nelle righe di Lovecraft esplodono e si mescolano nello stile di questo grande fumettista che sa accostare perfettamente sperimentalismo e stili di disegno già avviati e conosciuti. Accanto a disegni chiari e ben definiti, Breccia non esita ad accostare le tecniche più disparate: dal segno tormentato e confuso a veri e proprie tavole in stile espressionista (come nella sua trasposizione fumettistica de Lo strano caso del dottor Jekyll e mister Hyde); da chine di inchiostro cupe e oscure, quasi più nere del nero, fino ad arrivare più volte a veri e propri collage dove sono sovrapposti strisce di giornale, foto e disegni. Tutto ciò in funzione non solo della teatralità dell’immagine, ma principalmente per cercare di esprimere tutte le angosce e il terrore che trasuda dalle pagine dei racconti di Lovecraft. Qui il fumetto fa un salto di qualità e rientra appieno nell’espressionismo puro, l’espressione delle più profonde emozioni (in questo caso dei più profondi orrori) a dispetto di una realtà piatta e dai contorni ben delineati.

Creature malvagie e divinità maligne come Chtulu e Yog Sothoth, personaggi e libri del tutto inventati come l’arabo pazzo Abdul Alhazred, autore dell’altrettanto fittizio e famigeratoNecronomicon (il libro dei morti) scritto con il sangue e rilegato in pelle umana, e luoghi misteriosi e sperduti nella vastità del nord America sono ormai diventati un mix fra mitologia e leggenda, come se fossero davvero esistiti in un passato remoto e oscuro dell’umanità.

Breccia riesce a comprendere tutto ciò e a imprimerlo come meglio può nella carta di un mezzo ritenuto erroneamente secondario: il fumetto. Egli comprende le potenzialità narrative e visive di quest’arte e ne fa il suo cavallo di battaglia. Ogni pagina, ogni riquadro e ogni disegno trasportano in mondi oscuri, perversi, maligni e distorti. L’orrore nasce proprio da ciò che è incomprensibile, da ciò che è impossibile descrivere a parole. L’ignoto, la possibilità che esistano esseri oltre l’umana concezione e di una malvagità inaudita, e l’esistenza di mondi nell’infinito cosmo dove l’umana comprensione non può arrivare fanno dei racconti e di questi fumetti opere tanto angosciati quanto affascinanti. Quindi immergiamoci negli orrori di Alberto Breccia e nei misteriosi e malvagi universi di H. P. Lovecraft.