È utile iscriversi alla facoltà di economia per poter in seguito svolgere un lavoro, ben remunerato e ben visto dai piccoli cittadini senza cravatta, che cavalchi la tendenza egemone, dilagante, di economizzazione della realtà occidentale? Dicono di sì. Lo dice Barack Obama, andando palesemente contro la Costituzione degli Stati Uniti d’America, che riconosce come diritto inalienabile dell’uomo la ricerca della felicità; perché il Presidente non lascia spazio ad interpretazioni – la felicità sono i soldi e tutto quello che con essi puoi farci – e non si chiede se sia giusto o meno seguire le proprie inclinazioni e passioni: devi piegarti all’offerta migliore (sempre in termini economici).
Meglio infiocchettati e mediocri (nell’accezione neutra del termine), ma ricchi, che soddisfatti di se stessi – perché appassionati alla propria vita –, ma poveri. La crisi non guarda in faccia a nessuno, ed è proprio vero: prima che economica e finanziaria, è una crisi culturale, profondissima. In Italia, ultimamente, si è parlato di abolizione della Storia dell’Arte nelle scuole. La Gelmini e Tremonti hanno provato a dire che con la cultura non si mangia, ma non hanno tenuto conto del fatto che qualcuno preferisce morir di fame anziché abbandonarla, la cultura. Pare che il ministro Carrozza abbia tentato di combattere contro la riforma Gelmini e la sua discutibile proposta. Ora tocca al nuovo ministro Giannini assumersi il gravoso compito. Ma il semplice fatto che si debba discutere di questa faccenda è sintomo di grettezza mentale e spirituale. Come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto? Come abbiamo fatto a ridurci a un paese di assessori provinciali che bucano opere d’arte stappando spumanti?

Per contrastare il primato dell’utile – ciò che ci garantisce il maggior guadagno, con tutto ciò che ne consegue – si parla spesso dell’utilità dell’inutile, ovvero della necessaria controparte dello schematismo economico quotidiano: l’arte e il gioco. Per vivere a questi ritmi, ogni tanto, bisogna poter evadere. Anche se a dirla così sembra cosa da poco, e non la manifestazione migliore dell’essere umano. Perché è proprio quest’evasione, per molti apparentemente inutile, ad esaltare le specificità umane come la creatività e l’ingegno, utilissimi, anzi imprescindibili strumenti per giungere all’agognato utile, cioè il profitto. Si parla meno, però, dell’inutilità dell’utile. E qui torniamo al discorso di prima, al consiglio dato ai giovani americani dal loro Presidente. Dunque: è utile studiare economia, trovare un buon lavoro, e potersi permettere una vacanza alle Hawaii? Fare così, perché se non lo fai non puoi lamentarti se non riesci a permetterti nemmeno una gita fuori porta. Fare così, perché è il modo più semplice per fare soldi, ed essere il degno figlio della nostra società contemporanea. Non importa se poi sarai arido e insensibile, quello che conta è che potrai morire dicendo: be’, non posso lamentarmi, sono stato ricco e coi miei soldi ho potuto fare tante cose. Il lavoro che svolgevo non mi appagava? Be’ non importa, era il prezzo da pagare per la mia felicità (quello che mi han detto essere la felicità). Ma purtroppo è lo spirito che conta. Se Obama vuole formare uomini con questo spirito che faccia pure, ma non potrà mai essere dalla parte della ragione, dalla parte dell’uomo. Il suo è un consiglio essenzialmente contro l’essere umano. L’utile a questo prezzo è la cosa più inutile – e fuorviante – che ci sia. Nasci, spendi, muori. Neanche l’uomo più cinico e meschino lo vuole. E non basta relegare la cultura allo svago, perché essa si ribella. Gli uomini che fanno cultura hanno pari dignità degli uomini che fanno economia, e non solo perché anche la cultura fa economia, ma soprattutto perché l’uomo che fa cultura la fa perché sente di doverla fare – per non parlare del valore educativo e sociale della cultura, insostituibile. Solo accettando questo si passerà dalla parte dell’uomo. Chi governa gli uomini deve considerare anche l’essere umano – l’intera gamma dei suoi bisogni e desideri – e non solo i suoi prodotti (commerciali).

Quant’è ridicolo, infine, parlare di cultura? Del fare cultura? L’uomo è cultura, la sua funzione primaria è quella di creare qualcosa che in natura non esiste, perlomeno non in quella forma. E nessuno può dirci quale cultura sia utile e quale no. Si mangia anche con la cultura, ma quello che conta di più è che mangiare continui ad avere un senso.