Salvatore Bova, nato a Palermo nel 1924, è stato sindaco di Regalbuto per 3 volte (1956-60, 1963-67, 1993-97). Ferroviere fin dall’età di 17 anni, è stato trasferito a Regalbuto nel 1952, dove si è iscritto alla sezione locale del Partito Comunista Italiano (PCI). Per anni è stato prima esponente locale di primo piano del PCI e poi del Partito Socialista Italiano. Ha lasciato Regalbuto negli anni settanta per poi tornare nel 1992 e ricandidarsi alla carica di Sindaco assieme a un movimento giovanile, con cui è stato rieletto sindaco per la terza volta, anche se l’esperienza è durata poco più di un anno.


Il nostro magazine è parte di un progetto culturale che riguarda anche la formazione dei giovani, per spingerli all’attivismo e liberarsi dall’immobilismo regalbutese. La nostra generazione si forma attraverso l’istruzione, i filosofi, i libri di letteratura. E’ una generazione qualificata e teoricamente formata, ma incapace di portare il cambiamento. La vostra generazione invece sembrava avere in testa progetti di crescita e cambiamento anche senza avere una formazione specifica. Da dove veniva la vostra formazione, che certamente non veniva dal sistema scolastico?

La mia formazione culturale è bassa, ho frequentato quello che allora si chiamava avviamento professionale, che era poco più delle elementari. Io ho avuto la fortuna di cominciare a lavorare molto presto, a 17 anni, grazie al fatto che mio padre fosse già dipendente delle Ferrovie dello Stato. Cominciai il mio primo lavoro durante la guerra, quando Trapani era zona militarizzata, e il mio primo incarico fu quello di telegrafista (colui che trasmetteva le comunicazioni).

Nessuno in particolare mi avvicinò alla politica, io credo che la politica sia un fatto istintivo: ci si sente più o meno vicini a chi ha più bisogno di te e si è spinti ad agire. Io vidi nel mio piccolo stipendio un grande riscatto sociale, una piccola cosa che molti come me non avevano. Provenivo da una realtà difficile e vidi nel lavoro la mia vera indipendenza.
Mi avvicinai alla politica grazie al sindacato ferrovieri provinciale, di cui fui nominato segretario a soli 20 anni. Già ero battagliero al punto che fui punito per una mia intemperanza davanti al Direttore Generale delle FS. Mi punirono con una scusa e poi approfittarono della mia firma su un manifesto della CGIL che andava contro lo sbarco degli americani a Napoli per trasferirmi.

Nel 1952, a 27 anni, fui trasferito a Regalbuto. Quando arrivai mi ero già iscritto al PCI di Trapani, perchè, nonostante un mio primo avvicinamento al PSI, avevo capito che era l’unico partito che portava avanti un progetto di unità delle classi lavoratrici e il suo programma mi rappresentava.

Che paese trovò una volta arrivato a Regalbuto?

Nel maggio del 1952 a Regalbuto trovai una popolazione che per la stragrande maggioranza era composta da braccianti agricoli e piccolissimi proprietari terrieri e pochi privilegiati. Una cosa che mi colpì particolarmente fu che il piano terra del Palazzo Comunale era occupato dal Circolo G.F. Ingrassia, quello che tutti chiamavano il “Circolo dei nobili” (a cui erano iscritti i grandi proprietari terrieri e la burocrazia). Inoltre c’era la Banca “La Riscossa”, che era lo status simbol dei padroni sin dal 1927.

Come si avvicinò al PCI di Regalbuto e cosa trovò in quella sezione di paese?

Come ho già detto ero iscritto al partito da poco e per un comunista era normale presentarsi alla sezione locale quando ci si trasferiva sul posto. Gli uomini del PCI erano persone con idee proprie e forti, persone che nonostante fossero in stragrande maggioranza agricoltori o edili avevano forza e voglia di lottare per le proprie idee. Quello che mancava al PCI regalbutese era una leadership in grado di attirare il consenso della massa e i miei compagni, conoscendo nel tempo il mio carattere, video la caratteristica di leader in me. Infatti nel 1956 mi candidai a Sindaco con la lista “Unione Democratica”, formata da PCI, PSI e indipendenti e fui eletto insieme ai 24 consiglieri di maggioranza.

Tra i luoghi comuni più in voga tra i politici c’è quello che oggi le cose non si possono fare perché non ci sono i soldi. Ma è stata solo la disponibilità economica a determinare quanto fatto dalla generazione di politici a cui appartiene?

Gli amministratori di oggi sicuramente vivono delle difficoltà da questo punto di vista. Purtroppo gli enti pubblici subiscono continui tagli, ma questo non può bastare a giustificare chi non fa niente. Negli anni in cui ho governato le idee erano portatrici di prospettive di sviluppo. Quello che si faceva non si faceva solo perchè si aveva la disponibilità economica, ma perchè si andava in un senso piuttosto che un altro.

Come può la nostra generazione riappropriarsi di quanto ha perduto?

Ci vuole organizzazione, formazione e mobilitazione. Indipendentemente dalle idee politiche.

Il suo contributo, la sua esperienza, la portano a riflettere indubbiamente sul mondo di oggi. Può illustrarci alcune sue proposte per il futuro del nostro territorio?

Da anni io porto avanti due proposte principali per il futuro di Regalbuto. La prima riguarda la valorizzazione del Lago Pozzillo. Molti ne parlano, ma purtroppo negli anni si è fatto poco. Io credo che il lago debba essere valorizzato soprattutto da un punto di vista turistico sportivo. Sul Lago Pozzillo è possibile organizzare diverse gare di sport acquatici, che lo renderebbero punto di riferimento di tutti gli appassionati. E inoltre si possono sfruttare molto meglio le strutture sportive che lo circondano.

La seconda proposta viene da lontano e riguarda la bentonite. Pochi regalbutesi sanno che Regalbuto ha un territorio ricchissimo di questa argilla, che viene usata per la fabbricazioni di isolanti per l’elettricità. Avevo portato avanti una proposta per lo sfruttamento industriale della bentonite già nel 1967, ma da allora nessuno ha pensato di sfruttare questa ricchezza del nostro suolo.