Massimiliano Valenti, 39 anni, talentuoso pianista regalbutese con una formazione artistica di respiro internazionale e una forte passione e una grande vocazione per la musica, ci guida attraverso una stimolante e coinvolgente iniziativa che tra pochi giorni vedrà la luce nel nostro territorio.
Il suo curriculum è incredibilmente ricco. I suoi studi nell’ambito del pianoforte risalgono all’età di 5 anni. Diplomatosi al Conservatorio di Catania, sotto la guida della Prof. Maria Pia Tricoli, ha approfondito quindi gli studi, con la passione e la determinazione che lo caratterizzano, in Germania con i Maestri Paul Buck e Gerhard Oppitz, con la Maestra Marian Mika e infine con il Maestro Aldo Ciccolini. La sua formazione artistica è molto articolata e coinvolge prestigiosi nomi come  
Oxana Yablonskaja, Luigi Mostacci, Michele Marvulli, Diana Apan e Dana Borsan.

Dopo aver vinto, giovanissimo, numerosi primi premi in concorsi nazionali e internazionali, ha dato il via a un’intensa attività concertistica. Si è esibito per conto di celebri Enti e Festival in numerose città italiane come Torino, Genova, Milano, Roma, Ravenna, Cesena, Stresa, Venezia e Reggio Emilia. Citiamo di seguito solo alcune delle manifestazioni o delle location dei suoi concerti: il ”Festival d’autunno” a Brescia, ”L’Absidale Santa Lucia” a Bologna, il ”Festival Pianistico Internazionale” di Senigallia, il ”Festival d’estate” di Chioggia, “l’Auditorium Rai” di Palermo e “l’ Auditorium Bellini” di Catania.
La sua carriera sulla scena internazionale ha attraversato città europee come Vienna, Berlino e Brasov e metropoli statunitensi come Philadelphia, Washington, Atlanta e Detroit. Si è esibito inoltre al Festival Internazionale Carl Filtsch con la Filarmonica di Sibiu, con la Filarmonica di Timisoara, alla Fundacione Antonio de Almeida a Oporto, al Teatro Viriato a Viseu, all’Università di  Aveiro, al Conservatorio di  Barcelona, al Festival Musicos do Mundo Leòn,  al Lesamis Concert a Toronto, alla Chapelle Historique  a Montreal, all’Andiemusiklive a Baltimore, al Prizery theatre a South Boston, alla Preston Hall della Radford University, alla St Giles Cathedral a Edimburgo e a St Martin in the Fields a Londra.
Ha tenuto Corsi di Perfezionamento Pianistico presso prestigiose sedi universitarie come l’Università di Musica di Aveiro e il Conservatorio di Oporto in Portogallo e presso l’Università di Virginia Tech, Radford University negli Stati Uniti e la Facoltà di Musica di Timisoara in Romania.

Il nostro magazine si inserisce all’interno di un progetto legato alla formazione dei giovani e alla spinta all’attivismo in una realtà immobile come quella regalbutese. Potresti parlarci della tua formazione e in particolare del concetto di formazione per un musicista?

La mia predisposizione all’arte è la mia vera formazione culturale. Per diventare musicista ho dovuto eludere tutti i divertimenti tipici degli anni adolescenziali e concentrarmi con determinazione e costanza sulla mia grande passione artistica. Avendo avuto la fortuna di nascere da un padre pittore, i semi dell’arte erano già ben radicati in me probabilmente sin dal grembo materno. Il mio primo naturale approccio fin da piccolo al mondo della comunicazione artistica è stata la pittura, ma poi, intorno ai 4 anni, mi sono accostato a quello che considero il mio più grande amore, il pianoforte. La mia consapevolezza è giunta ben più tardi, intorno agli 8 anni. Posso dire di essere diventato un pianista anche grazie alla pittura. Il mio essere bipolare, pianista da un lato e pittore dall’altro, ha dato grande nutrimento alla mia arte e alla mia voglia di comunicare intensamente sentimenti ed emozioni attraverso questi affascinanti strumenti. A livello meramente didattico mi sono diplomato alle magistrali, mentre ero già iscritto e frequentavo il Conservatorio di Catania. Per essere totalmente sincero, gli studi scolastici non hanno contribuito in maniera rilevante alla costruzione del mio percorso. La passione dell’arte invece costituisce il leitmotiv della mia esistenza. Io penso che quello che porta e porterà sempre veramente avanti un artista è proprio la passione e quando c’è la passione non esiste altro. A riguardo posso citare Oscar Wilde, un illustre della letteratura inglese, che condivideva quest’opinione: Art for art’s sake.

Hai parlato del concetto di artista. Chi è per te l’artista?

La definizione del concetto di artista è complessa ed elaborata. Potrei parlare per ore sull’argomento e comunque emergerebbero solo alcuni dettagli che possono confluire nella complessa realizzazione della personalità dell’artista. Per sintetizzare ti dirò che non basta nascere da un padre pittore o suonare il pianoforte ad alti livelli per diventare ed essere automaticamente un artista. Essere un artista è qualcosa che va oltre, molto di più rispetto alla situazione anagrafica o all’apprendimento, anche se efficace, di un’abilità artistica qualunque essa sia. Io credo che l’artista sia colui il quale è capace di andare contro le convenzioni sociali attraverso la sua arte. Può sembrare banale, ma vi assicuro che è proprio così. Quest’aspetto è l’elemento umano e artistico più complesso da realizzare e, solo allora, un individuo può considerarsi artista.

Una domanda inevitabile che, volenti o nolenti, si rivolge spesso a un artista: qual è il rapporto fra formazione e talento? Conta più la formazione o un talento naturale?

Questo quesito, come peraltro il precedente, mi porterebbe a disquisire per ore e ore. Si dice che il talento prenda vita dopo tanto intenso studio, ma io non penso che sia così. Secondo me talentuosi si nasce. Il talento da solo però non basta, deve essere necessariamente curato, coltivato, custodito e accompagnato da consapevolezza. Ci si deve dividere tra il vento del talento e la costanza nello studio quotidiano. Al contrario si può essere professionali, sì, ma il talento non può assolutamente mancare, così, per quanto mi riguarda, faccio molta distinzione tra esecutori e veri musicisti e artisti. Il talento è qualcosa che non si sente né si vede, si respira nell’aria e si tocca con mano appena vista la figura sul palcoscenico. Questa è la grande magia del talento. Possiamo definire un talento colui il quale riesce a sviluppare ciò che lo rende unico.

Secondo te esiste un rapporto fra le diverse forme d’arte? Tu sei contemporaneamente musicista e pittore, come influisce questa natura ambivalente sulla tua arte? 

La musica è un’alchimia celeste che si mescola con le vibrazioni terrene. La musica da sola non esiste, deve essere legata a qualcosa, qualsiasi cosa come l’architettura, la letteratura, l’agricoltura, in poche parole con tutto quello che ha a che fare con la nostra vita quotidiana ad arti apparentemente diverse come la cucina ad esempio, ma che in realtà trovano un profondo e intenso legame cosmico con la musica. Un musicista deve sapere che tutta la musica, dalla classica alla contemporanea fino al rock, è importante. La musica nasce nel momento stesso in cui si parla di musica, la musica è vibrazione, è suono e pulsazione. Anche il cuore, pensandoci bene, sembra voler partecipare a questa grande orchestra dettando il suo tempo e il suo ritmo. Dunque tutto è musica, l’arte è musica. È vero io sono sia pittore sia musicista e credo fortemente che queste due arti in me si armonizzino e si completino in maniera quasi commovente. Quello che la pittura non riesce a far sentire lo fa sentire la musica e quello che la musica non riesce a far vedere lo fa vedere la pittura. Sono due forme d’arte che vivono in forte simbiosi tra loro e dentro di me.

Spesso parlando dei nostri progetti, parliamo di autoreferenzialità in quanto sono rivolti a noi stessi e al nostro territorio. Tu vieni da Regalbuto. Cosa ha dato questo territorio alla tua musica?

È grazie a questo paese che sono diventato quello che sono. Il voler uscire da questi confini mi ha aiutato a scoprire nuove realtà, nuove culture e nuovi paesaggi, ma tutti fortemente legati al mio spirito pianistico. È un rapporto di odio e amore. La volontà di lasciare questo posto, di fuggire mi ha portato a scoprire nuovi orizzonti e questo ha influito tantissimo sulla mia musica e sulla mia arte.

Dal 28 luglio al 12 agosto sarai direttore artistico del Festival Internazionale di Piano a Regalbuto durante il quale darai vita ad una masterclass di pianoforte e ad una di violoncello. Non solo porterai la musica classica in un territorio di solito poco ricettivo a queste manifestazioni, ma hai anche invitato musicisti internazionali di grande spessore, che si esibiranno per i nostri concittadini. Potresti raccontare il tuo progetto e il motivo per cui hai deciso di portare questo festival proprio a Regalbuto?

Il Festival nasce dall’ambizione di creare un centro musicale e culturale all’interno del nostro territorio. L’idea è nata da un semplice corso annuale, che ho deciso di trasformare poi in una masterclass. Ho spesso occasione di tenere masterclass in giro per il mondo, ma volevo trasportare questa mia esperienza qui, dove tutto per me ha avuto origine. Dopo aver organizzato le masterclass, ho deciso di invitare alcuni grandi artisti a livello internazionale, provenienti da paesi come Russia, Portogallo, Brasile, Corea del Sud, Giappone e Olanda. Questi musicisti realizzeranno proprio qui una serie di concerti nello stesso periodo in cui si svolgono le masterclass. Alle masterclass parteciperanno circa 15 allievi, a cui sono stati aggiunti altri alunni provenienti dalla Scuola Media G.F. Ingrassia. Era molto importante per me che partecipassero questi ragazzi, perché l’evento ha come obiettivo primario quello di promuovere i giovani talenti sul nostro territorio.
Ho deciso di portare l’evento proprio a Regalbuto per dimostrare la mia gratitudine a questo luogo. Ho voluto obbligare una parte di me a tornare. Ho lasciato un’ancora qui. Io credo che tutto dipenda dalle maree e dagli tsunami della vita, si può essere riportati a riva o andare alla deriva. Oggi sono tornato a riva e ho scelto di farlo per ringraziare il mio territorio, domani spero l’onda non mi riporti alla deriva.

Parliamo della professione del musicista. Molti giovani oggi hanno problemi a realizzarsi con le proprie forze e il proprio talento, a farsi strada all’interno delle strutture formative e ad accostarsi alla professione di musicista.

Il problema dell’accesso alla professione purtroppo non è solo italiano ma mondiale. Andrò nuovamente negli Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud e Russia ma ho già viaggiato molto attraverso l’Europa e oltre oceano e ho un quadro molto chiaro della situazione attuale. Dovunque io vada, vedo solo una carneficina, stereotipi solo per assecondare la moda del momento, solo prodotti senza una direzione. La direzione è fondamentale, non solo dal punto di vista musicale ma anche umano. Bisogna tracciare una linea direzionale, avere un senso come musicista e come persona. Questo è un principio, e i miei allievi lo conoscono benissimo, che ribadisco sempre in qualsiasi incontro musicale. Io non solo sono entrato con le mie forze al Conservatorio di Catania, ma posso anche affermare che nella mia vita non ho mai avuto proposte di carriera facile e non sono mai sceso a compromessi. Questa è la mia forza ed è per questo che vado avanti. Un artista non deve mai scendere a compromessi mai, cadendo in questa trappola si diventa solo un prodotto come tanti da vendere, e dove esiste un prodotto allora esiste un business spietato, diventando solo carta usata. Questo deve essere il valore aggiunto del vero artista.
Io penso che, se esiste qualcosa di grande in una persona, questo prima o poi verrà fuori, anche nel solo istante prima di chiudere gli occhi definitivamente. Ci sono molti talenti annunciati che si rivelano dei flop, mentre d’altra parte ci sono tante persone che possiedono veramente un grande talento e fanno tantissima fatica a emergere. Ma io credo fermamente che prima o poi l’inevitabile accada: la grandezza di una persona verrà sempre infine riconosciuta.

a cura di Cristina Roccella con la collaborazione di Danilo Guida.
Revisione di Massimiliano Valenti.