Lo shock nelle borse occidentali durerà qualche altra settimana e produrrà effetti per qualche mese, così scrive la maggior parte degli economisti oggi a meno di 24 ore dai fatti. Dunque a breve il parlamento UK deciderà il da farsi; salvo invenzioni dell’ultimo minuto, il parlamento rispetterà il popolo sovrano e passerà il brexit. Poniamo ciò, dunque.

Archiviatolo, UK e UE cercheranno di dimostrare chi abbia ragione, se sia stato meglio restare in Europa o uscire; come è ovvio vincerà chi riuscirà a costruire un’economia più stabile, dove stabilità si spera per loro e noi sia ripartizione della ricchezza. Le ipotesi oggi descritte sul come andrà sono varie e approfondite, su una cosa blogger e giornalisti e osservatori sono d’accordo sarà difficile per entrambe e chi fallirà cesserà come sovrastruttura governativa:
– l’UK si porterebbe verso una dissoluzione interna con Scozia e Irlanda del Nord, chiaramente dal voto europeiste, desiderose di indipendenza.
– l’UE cesserebbe perdendo un pezzo dopo l’altro: in Francia, Italia, Germania, così come in tutti gli altri stati membri i No.UE aumentano di mese in mese.

UE e UK dunque faranno di tutto per non collassare politicamente.

Si discute oggi su social e tv anche degli effetti positivi, nell’ottica descritta infatti ad un primo superficiale sguardo, ci sarebbero solo vantaggi per il cittadino UK e per il cittadino UE; entrambi si ritroveranno un’istituzione più attenta e incline a soddisfare ogni sua esigenza (fino al collasso dello stato sociale o alla creazione di utopia? suggeriscono alcuni).

Ma il punto è sempre lo stesso: e se UK o UE nonostante la loro dedizione non ce la facessero, se il cittadino UK e UE non riuscisse a reggere il peso del sacrificio sociale e culturale e economico che comporta una struttura sovranazionale creata appositamente per costruire fratellanza e uguaglianza fra i popoli, cosa potrebbe accadere?
Quanto già è avvenuto in campo artistico da qualche secolo: NeoMedievo.
Non approfondiamo, non ci servirà, almeno non ora. Diremo per NeoMedievo “disconoscimento della storia precedente, intesa qui come somma di sconfitte e traguardi”.

E questo è un male? No. È solo una perdita di tempo. Tutto qui.
Sia chiaro, morti, sconfitte e traguardi ci saranno a prescindere, ogni costruzione sociale e economica e culturale, umana, comporta questo, almeno in questo spazio tempo, ma per lo meno non ci “ripeteremmo” su strade già battute. E invece eccoci qui con lo spettro sempre più consistente di un’Europa separata da nazionalismi, dunque… future fratricide guerre politiche, economiche, militari.

Gli estremismi di destra o sinistra se non altro, letteratura alla mano, sono sempre utili a costringerci al bivio, alla scelta, peccato che il cittadino non sia sempre pronto, peccato sia sempre poco informato e formato circa quel che è stato, quel che è o quel che potrebbe essere.

E allora ecco la Democrazia, così evoluta tra le altre forme di governo, mostrare il suo punto debole: la libertà, che si traduce qui in libertà dalla singola parte costituente il tutto, il cittadino, di scegliere di non formarsi e informarsi, di sconoscere e disconoscere, di non partecipare, di non stare in esso, il tutto, la società, ma decidere in e per esso.
In natura nessun organismo unitario permetterebbe alla singola parte tanta libertà, scegliere cioè di non informarsi e formarsi sul sistema in cui coesiste, scegliere direttamente o indirettamente di non partecipare. Quando in natura accade si parla di metastasi.

Appunti per il futuro.
Tutelare il tutto a cui apparteniamo, la società, dichiarando, anzitutto a noi stessi, reato sociale, la mancata partecipazione della sua unità fondante, il cittadino, allo Stato e, alla sua matrice, al cittadino stesso, per realizzare meglio e prima almeno un’idea di Democrazia reale.

In un presente sempre più rassegnato alla rinuncia, alla mancata partecipazione, alle scissioni, al disconoscimento dell’esperienza precedente, alla storia, in un presente in cui le istituzioni si rigenerano aborto nella mancata informazione e formazione della società, rafforzando così un circolo vizioso che pare non potersi più fermare, il ruolo dei Centri Socioculturali, intesi ora come cellule che aspirano alla vita dentro un sistema cancerogeno, divengono cura quanto mai necessaria, determinate, utile, vitale, umana, commovente, attua a ricordarci circa quel che si è stato, si è e si potrebbe essere.