“Quello che sei grida più forte di quello che dici”

Nella società in cui viviamo prende sempre più forma l’idea che per realizzare un mondo più omogeneo tutte le diversità debbano essere eliminate. La diversità, di qualsiasi natura essa sia, viene vista solo come un ostacolo o come una minaccia, si mira ad un “super uomo” che sappia superare se stesso facendo il possibile e l’impossibile. Tutti devono essere uguali, avere le stesse cose, perseguire gli stessi obiettivi, per cui ci sì aggrega, si tende all’omologazione, si è valutati per quello che abbiamo, per ciò che sappiamo fare, dimenticando che si ha valore perché si è.

La diversità si nega o si elimina, da qui molti sono coloro che vivono ai margini della nostra società; molti conflitti oggi hanno origine dalla non accettazione di chi vive o pensa in maniera diversa, il metro di confronto diventa il nostro io e l’altro molto spesso è  il nostro nemico.
In realtà, “nessuno è uguale a nessuno” e anche quando la diversità è visibile e limitativa, non sminuisce mai la nostra esistenza, nessun dolore per quanto intenso, può in realtà annientarci e viverlo fino in fondo è il solo modo che abbiamo per superarlo, per andare oltre…
La vita ci è stata data come dono e questo dono non ci era dovuto, non avevamo nessun credito o merito con il buon Dio, tanto da pensare che il nostro “pacco dono” dovesse essere uguale o migliore di quello degli altri, (se da Dio accettiamo il bene perché non possiamo accettare il male?) (Giobbe), ciò che più appare come un’ingiustizia non sempre lo è, (il vasaio modella la sua creta come meglio crede – S. Paolo).
Penso, riutilizzando l’immagine del “pacco dono” che  in esso c’è stato dato tutto quello che serve, perché la nostra vita  abbia  un senso, perché ognuno possa realizzarsi come persona.

Nel profondo di ognuno di noi ci sono già le risorse per disegnare al meglio la nostra storia, senza lasciarsi prendere da un’inutile competizione con l’altro, ma fondando il proprio cammino sulla consapevolezza che la diversità è un valore anche se non lo riconosciamo più come tale.

Spesso, soprattutto verso le persone diversamente abili si ha un atteggiamento: o di indifferenza o di assistenzialismo, in quest’ultimo caso pensando di poter compensare ciò che all’altro manca con la nostra attenzione, con il nostro aiuto materiale. Penso, invece, che tutto ciò che possiamo dare, in realtà riempie solamente una piccola parte della vita dell’altro, molto raramente elimina il vuoto o il dolore, anche perché vivendolo, ho sperimentato che soltanto una condivisione serena, anche se raramente paritaria, di ciò che si ha e soprattutto di ciò che non si ha, può veramente far sentire l’altro parte di un progetto e può migliorare l’esistenza di entrambi nello scambio delle proprie realtà.

L’accettazione del diverso non può quindi essere unilaterale ma si gioca nel confronto fra “diversi”. Occorre mettersi, non in maniera simbolica ma reale, nella condizione di chi viene aiutato di chi ha dei bisogni, anche quando questi ci sembrano irrilevanti: i limiti o le diversità che non si vedono non sono meno determinanti di quelle più visibili, per acquisire la consapevolezza della propria umanità. Ogni uomo è un tassello nella storia umana, e anche se può condividere poco, ci è prezioso, perché unico e irripetibile. Siamo chiamati ad accettare le diversità dell’altro partendo dalle nostre, accogliendo allo stesso modo chi ha meno e chi ha  più, la nostra esistenza non acquista più significato se si svaluta quella dell’altro, ma rimaniamo sempre ciò che realmente siamo.

Iniziamo quindi, a cambiare mentalità, a costruire dentro di noi un nuovo modo di valutare la vita, dando un’importanza diversa alle nostre paure e alle nostre gioie,  sperimentando che si può essere amati per quello che si è, e che non serve nascondersi dietro una maschera. Ciò che può veramente renderci felici, può essere così piccolo da passare inosservato.

Sarebbe bello che ognuno trovasse il coraggio di mostrare e vivere le proprie diversità, qualunque esse siano, nonostante la fatica che comporta, perché al di là di tutto l’importante è “esserci”, anche solo per sentire il soffio del vento e il calore del sole sul nostro viso.