“Stare sull’orlo. Non c’è nessun modo onesto di spiegarlo, perché le persone che sanno veramente cos’è sono quelle che sono andate per sempre.”

La prima volta che sentì parlare di Hunter Thompson credo fu inconsapevolmente, quando uscì il film basato su uno dei suoi libri più conosciuti: “Paura e delirio a Las Vegas”. Non avevo idea della storia e del personaggio che stavano dietro al film né tanto meno fosse una storia assolutamente vera.

Risento parlare di Hunter circa un anno fa. Un americano con la passione della scrittura e del giornalismo lo nomina come sua fonte di ispirazione. Inizio così a leggere suoi articoli, citazioni, parti di libri e un libro in particolare. Volevo leggerlo in lingua originale, inglese, e mi fu suggerito “The Rum Diary. Le cronache del rum”, per la sua facilità di linguaggio e comprensione. La storia di questo libro è molto interessante. Uno dei suoi primi lavori, scritto nei primi anni sessanta, ma pubblicato solo nel 1998, quando un curioso Johnny Depp lo trova tra gli scritti del suo caro amico Hunter.

La storia è quella di un giornalista che va nella calda isola del centro America, Puerto Rico, per scrivere nel giornale in lingua inglese del posto e che si ritrova invischiato in una serie di avventure.Un misto tra realtà e visione distorta dai fumi dell’alcool e dell’ennesima nuova droga allucinogena dal nome sconosciuto.

Leggevo il libro nel treno, andando a lavoro nella fredda e gelida Berlino, nel vagone riscaldato del treno, ogni tanto guardando fuori dal finestrino e vedendo tutto imbiancato. Abbassavo immediatamente lo sguardo sulle pagine del mio libro e ritornavo a Puerto Rico, la sabbia bollente sotto i piedi e il sole che bruciava la pelle. Il mare. La musica squarcia orecchie nelle strade durante il carnevale. Le risse, risultato del tentativo di scrivere un articolo. La lotta contro il direttore editoriale che di giornalismo ne capiva poco e niente e che per il suo giornale voleva solo del marcio “entertainment”, intrattenimento.

Puerto Rico grande porto in un mare di soldi, a cui Thompson non era interessato e che rifiutò scrivendo contro una grande compagnia che lo aveva assunto per scrivere dei pamphlet per un nuovo complesso di hotel di lusso in un isola deserta.

“Nella casa accanto le voci si alzavano e morivano e da un bar sulla strada è partito il suono rauco di un jukebox. I suoni di una notte a San Juan, che si perdono attraverso la città negli strati di aria umida; suoni di vita e di movimento, gente che si prepara e gente che si arrende, il suono di chi spera e il suono di chi tiene duro, e dietro a tutto questo, il placido mortale ticchettio di migliaia di migliaia di orologi, il suono solitario del tempo che passa in una lunga notte caraibica.”

Una scrittura diretta quella di Hunter S. Thompson, che fa di se stesso il vero e unico protagonista della storia. Non esiste romanzo o articolo o saggio che sia che non abbia se stesso integrato nel racconto.  Gonzo giornalismo lo stile in cui rientra. Si, Gonzo. Espressione coniata dal giornalista Bill Corbell. Unico nel suo genere. Mai esistito, mai ricreato. Qualche giorno fa qualcuno, discutendo a proposito dell’articolo, mi chiese: “quanto giornalismo si rifa a lui?”. Dunque qual’è il lascito dell’autore? Ci sono seguaci o una discendenza o appartenenti alla stessa “categoria”? Direi che Hunter Thompson è particolarmente e seriamente unico nel suo genere. Nessun lascito, nessuna discendenza, almeno fin’ora. Qualcuno parla di “Corpo a corpo. Storie di giornalismo Gonzo” di Gabriela Wiener o Pulphead di John J. Sullivan, che potrebbero avere la stessa dose di pazzia, ma non rientrano propriamente nello stile.

Andiamo per gradi, però. Spero, perché i voli pindarici con questo personaggio sono inevitabili. Hunter S. Thompson nasce in Kentucky, Paese nel sud degli Stati Uniti. Cresce praticamente senza genitori. Da ciò deriva la sua nota totale mancanza di disciplina. Viene arrestato per furto a diciassette anni, durante il suo ultimo anno al liceo. Il giudice gli concede l’opzione di scegliere tra riformatorio e militare e lui sceglie di arruolarsi all’interno della Air Force. È lì che inizia a scrivere nel giornale della base iniziando così la sua carriera di giornalista. Una storia che ha già del comico e grottesco, soprattutto se si conosce il seguito.

Si dice spesso di Thompson che sia il portavoce della counter culture, la controcultura. Tra la fine degli anni Sessanta e durante gli anni Settanta, in America avviene una grande rivoluzione culturale, di cui noi tutti conosciamo i dettagli. “Hippy” e “Vietnam” le parole chiave. Il Dr. Gonzo fu non solo il testimone e il cantastorie, ma anche parte attiva del cambiamento. Anarchico old fashion, assolutamente contrario a qualsiasi tipo di istituzione, disse e scrisse dei politici che sono delle persone odiabili. Disse e scrisse del presidente degli Stati Uniti Richard Nixon che era un uomo senza anima. Disse che il giornalismo era uno dei colpevoli del fenomeno della politica corrotta. Testimone indissolubile di questo odio per la politica fu la sua esperienza come candidato a sceriffo per la Contea di Pitkin, Colorado. A capo di un gruppo di hippies che proclamavano il freak power, una campagna elettorale che proponeva la legalizzazione delle droghe a scopo ricreativo, la distruzione di tutte le strade e cambiare il nome della città in Fat city, città grassa. Era il 1970 e ovviamente Thompson perse le elezioni e questo fu la goccia che fece traboccare il vaso pieno dell’American dream infranto.

Poco dopo la rivista Sports Illustrated gli incarica di scrivere un pezzo sulla Mint 500 a Las Vegas, inizia così l’avventura di Paura e delirio, un viaggio all’interno della controcultura, per capire cosa era che in realtà stava cambiando così tanto la cultura americana. Un’ immersione vera e propria negli stupefacenti e allucinogeni per dimostrare la meschinità e l’ipocrisia regnante nel suo Paese.

“Due buste di erba, settantacinque grani di mescalina, cinque fogli di acido superpotente, una saliera mezza piena di cocaina, e un intera galassia multicolore di stimolanti, calmanti, esplosivi, esilaranti. Oltre a un litro di tequila, uno di rum, mezzo litro di etere puro e due dozzine di fialette di popper.”

La nascita del cosiddetto Gonzo giornalismo avviene, invece, nel 1970, in seguito alla pubblicazione dell’articolo “Il derby del Kentucky è decadente e depravato”, Thompson non era molto appassionato di ippica, il risultato infatti fu un articolo pieno di disprezzoper gli ubriaconi ed esseri miseri che formavano il pubblico del derby. La mania della prima persona nasce da una disperazione data da scadenze immediate, inizia così ad inivare al giornale fogli provenienti direttamente dal suo block notes.

Ma un esempio di giornalismo gonzo fu anche “Hell’s Angels” scritto neol 1965. Thompson venne inviato a scrivere un pezzo sulla famosa banda motociclistica, alla fine decise di restare al loro seguito per un anno, in cui il giornalista si sentì totalemente assorbito dalla banda, sempre in stato di ebrezza, spettatore di violenze e scorribande, tentando di fare da paciere, ma ricevendo solo altre mazzate come ricompensa.

Dopo il 1974 inizia una lenta decadenza per lo scrittore, inviato in Africa per raccontare il famoso incontro di pugilato tra George Foreman e Muhammad Alì, rimane in hotel a rimpinzarsi di alcohol e droghe, mancando l’incontro e dunque il pezzo. Gli venne data una seconda chance e inviato in Vietnam per seguire la conclusione della guerra, ma anche lì le cose non andarono per il meglio e il suo pezzo venne pubblicato solamente dieci anni dopo.

Parlare di decadenza non è comunque lecito con Hunter. Magari è scomparso dalla scena per qualche periodo, magari ha perso il tocco nelle sue inchieste Gonzo, si lamentava infatti negli ultimi anni della troppa fama che gli impediva di scrivere da”infiltrato”. Ma non è mai uscito di scena. Non ha mai smesso di scrivere e sperimentare.Non ha smesso di condurre uno stile di vita fuori dal normale, non ha smesso di essere fonte di ispirazione e mentore per i suoi amici. Ed essere l’ispiratore di personaggi come Bill Murray, Johhny Depp, Benicio del Toro, Curt Livingston, direi che non è male per essere uno che è uscito di scena.

Hunter Stockton Thompson non esce di scena neanche quando muore suicida infliggendosi un colpo d’arma da fuoco nel 2005 a 67 anni. Diciassette anni in più di quanto avesse voluto vivere.

“Non più giochi. Non più bombe. Non più passeggiate. Non più divertimento. Non più nuotare. 67. 17 anni dopo i 50. 17 in più rispetto a quanti ne volevo o avevo bisogno. Noioso. Io sono sempre più stronzo. Nessun divertimento ­ per nessuno. 67 ti stai facendo avido. Agisci per la tua vecchia età. Rilassati ­ Questo non ti ferirà.”