“Benché ti si odori con nomi divini di Gesù e Geova, sei sempre il figlio del Mattino nello stanco declino della notte, il sogno del viandante smarrito sotto il colle” (W. Blake).


Chi desidera non essere determinato da una forza, qualsiasi essa sia, farebbe meglio a non considerarla solo un male, ma un profondo sistema di confronto da conoscere e paradossalmente rispettare, di cui servirsi senza pregiudizi né distorsioni concettuali legate al proprio stato sociale, culturale, psichico, spirituale e soprattutto corporeo, per quanto difficile, me ne rendo conto, possa essere; poiché, fintanto che continuerà a considerarla solo tale, vale a dire, male assoluto da combattere e cancellare, ne verrà determinato, manovrato, macchiato e, in questo modo di intenderla, sconfitto.

Questo deformarsi in funzione di una forza, se riflettiamo sulla nostra esperienza di lettori, ascoltatori e spettatori, si trasferisce poi in tutta la sua violenza cieca dai centri di critica intellettuale, ai salotti accademici, fino ai Ministeri dell’Istruzione, quindi alle biblioteche,Media, dove, qui, molti creatori dell’io umano vengono relegati a comparse e, altri, gli autori della dottrina di riferimento, sopravvalutati e portati in auge dalla forza di turno. Ora, considerato che in Europa per la maggiore l’aristocrazia intellettuale dell’ultimo secolo è stata di stampo cattolico e socialcomunista, salvo parentesi fasciste, ne viene fuori un gran caos di estremismi che nulla hanno a che fare con la più perturbante e enigmatica natura umana.

In altre parole sto scrivendo che invece di considerare un’opera per la sua coscienza umana, le nostre mancanze la considerano e giudicano in funzione di concetti quali maggioranza, minoranza, comunismo, capitalismo, dio, atomo, e altre costruzioni illusorie. È la cosa più disumana che un umanista possa fare: scegliere il “noi” all’ “io”.

Molti, troppi, al nostro citare loro un Nietzsche, Cioran, Ionesco, Pasolini, Bene e, Ibsen, Russell, Heidegger, Elaide, Shakespeare, colonne pensanti del nostro ultimo secolo, ingiustamente incominciano ad imprigionarli all’interno di sistemi di pensiero corrotti o immaturi che sfociano a definirli sempre come fautori o protettori delle loro debolezze; e i più di loro, senza interamente averli letti, se non attraverso altri, quasi sempre saggisti deformati della dottrina di riferimento.

Per quanto mi riguarda, da un po’ cerco solo una forza dalla quale farmi determinare e quella forza sarà “io”; troverò qui le mie necessità e qui le mie costruzioni.

Al comunismo, al capitalismo, a qualsiasi altra dottrina, alla maggioranza e alla minoranza, alla costruzione e alla decostruzione, a dio e all’atomo, alla terra e al cielo, al sentito dire e alle repliche, al concetto e alla forma, io scelgo di scegliere me stesso, così che io possa scegliere tutto, senza pregiudizio, ma come strumento di confronto per divenire ciò che mi sarà piacerà essere. E scelgo di impegnarmi affinché chi mi stia vicino faccia allo stesso modo, perché di tutto ciò che mi servirà sarà la conservazione della verginità dei coloro che mi circonderanno. Bisogna risalire alle fondamenta e qui edificare la propria originalità.

Eppure per te questo mio scegliere “me stesso”, mi suggerisce la tua domanda, sarà scegliere, in realtà, la forza omologatrice poiché essa è già intorno e dentro me. Ed è così, vero, ma lo sarà solo dal tuo punto di vista, no nel mio. Nel mio modo di percepire, non esiste più; è uno slang quella forza… un concetto più o meno utile come altri, dunque come potrebbe determinarmi? “Ma io l’ho vista” dirai, “la vedo in te, ora, leggendoti. Ti determina eccome!” e io risponderò ancora “e io ti credo, ma io la percepisco così solo nelle tue parole non nelle mie”. In questo mio modo di vedere, una costruzione, qualsiasi essa sia, non è una minaccia ma una costruzione altrui. Non un sistema, semplicemente il punto di vista di un uomo. Cerco di approfondire.

Un 1 uomo + 1 uomo è uguale a 2 uomini non a un uomo più grande, non ad una civiltà. Credo che non sia mai esistita una sola Civiltà in questo mondo se non quella umana e se estremizzo ciò che sto scrivendo nemmeno questa, poiché per me ne esistono tante quanti sono stati e saranno gli esseri umani. Gruppo? Civiltà? Siciliani? Greci, Latini, Occidentali, Orientali? Hanno qualcosa in comune? Cosa? Parole che non rappresentano uomini o idee, ma luoghi geografici; errore di valutazione affibbiargli altro senso. Leggo Dostoevskij e Tolstoj, russi, contemporanei l’un l’altro, eppure li noto l’uno opposto all’altro; e che dire di Salinger e Faulkner? E Jung e Freud? Nel 200 aC Siracusa era uguale a Pechino: diversi costumi, linguaggio, forma, ma uguale contenuto; ne sono certo, come sono certo che il mio paesino è uguale alla tua Roma odierna e passata, formata da esseri umani dettati da specifiche e singolari necessità ognuna diversa d’altra. Esaspero in questo senso: tra Togliatti e Berlinguer vedo la stessa differenza che corre tra Togliatti e Montanelli. Menzogne direbbero molti, i primi due appartengono ad un’area di pensiero. Non è vero. Letti e sviscerati rappresenteranno tre singolarità, tre gruppi, tre civiltà, formate da un singolo essere, incomunicabili. La rappresentanza, dunque? È impossibile a questo mondo. Una menzogna, un compromesso, una speranza vuota. Quando un rappresentante rappresenta qualcun altro al di fuori di se, mente a se stesso e a suoi rappresentati. Insomma credo nell’essere umano come somma di necessità diverse e incomunicabili e irreperibili e qui il mio orizzonte si ferma: no, quindi, non riesco a vedere civiltà che ne sovrastano altre, né maggioranze né minoranze, ma uomini che si sovrastano tra loro e soprattutto in loro.

Né capisco questo essere in minoranza che avverte Socrate, Pasolini, Bene, Deleuze e altri decostruttori della cosiddetta maggioranza. Maggioranza di chi o di cosa? Credo che questi giganti abbiano sbagliato bersaglio. Decostruzione verso qualcosa che mi è utile decostruire potrei dire, ma non certo fregiarmi del titolo di giudice costruttore di un nuovo ordinamento. No, di certo, non cadrò in una simile disumanità. Non cercherò di svuotare gli altri di un “noi” già usurpatore per sostituirvene un altro, peggiore, uno nuovo, il mio.

Accettare un gruppo o imporlo anche nella più accordante forma significherà dunque perdere porzione della propria individualità, trasferirle nell’individualità del rappresentante, che non rappresenterà i rappresentati ma li svuoterà porzione dopo porzione. Tanto meno quindi dovrebbe interessarci appartenere ad una civiltà, menzogna più grande di una menzogna. Né dunque fondarla o rappresentarla perché, ugualmente, significherà privare di esistenza chi dovrebbe esistere di suo; perfino il presentante cederà porzione d’essere al nuovo se stesso rappresentante!

Così l’unica cosa che intendo de & costruire sarà la coscienza dell’uomo… che credo rinunciataria a prescindere da qualsiasi forza omologante o meno, partendo dalla mia in particolare. Un singolo unico e responsabile, non un loro/noi, ma l’uomo, Io, e quella sua apatia di fondo che poi sfocia nella sua voglia di rappresentanza, dunque nell’elaborazione di gruppi, civiltà e costruzioni nel quale inzuppare la sua voglia di non essere/esserci e delegare. Questo sarà il Fare al quale mi dedicherò cosicché io possa essere, esserci e delegare quanto meno.

a tutti i solitari attivisti che ho incontrato da betta a osceni, asti, dora, libero, jaco, rino, martina, marcella, matteo, mircea, leà, seba, tonio, goffredo, nicola, roberto, francesca, giammaria, drago, saetta e alessandro; e a tutti quelli che spero di incontrare.