Il mondo dell’animazione, in particolare di quella giapponese, può essere tanto complesso e profondo quanto frivolo e superficiale.

Le serie tv, in particolar modo, sono prodotte allo scopo di intrattenere un grande numero di spettatori; per questa ragione molto spesso presentano aspetti superficiali, ponendosi come puro fan-service (gambe, seni e pubi scoperti). Fortunatamente qualche buona serie riesce ancora ad essere prodotta. Il mio intento è quello di riconoscere il valore di queste ultime e far acquisire loro la notorietà che meritano.

Aku no hana

La scorsa primavera mi sono imbattuto in un anime dal titolo curioso: Aku no hana, che in italiano si traduce con I fiori del male. Iniziai a guardarlo subito per capire se ci fossero dei legami con l’opera omonima del poeta francese Charles Baudelaire, e rimasi stupito nell’apprendere che ce ne erano davvero.

La storia tratta del liceale Takao Kasuga, un ragazzo abbastanza ordinario che nutre una passione per la letteratura, in particolare per Charles Baudelaire ed I fiori del male. Un pomeriggio, al termine delle lezioni, il giovane ruba impulsivamente la tuta da ginnastica della compagna di classe di cui è segretamente innamorato, Nanako Saeki. Takao, tornato a casa, si ripromette di porre rimedio all’errore commesso, ma non sa che Sawa Nakamura, un’altra compagna di classe dalle attitudini strane, è stata testimone delle sue azioni. La notizia si diffonde nella classe e nell’istituto: si inizia a vociferare di un presunto maniaco all’interno della stessa scuola. Per evitare che la sua reputazione venga infangata, Takao è costretto a sottostare alle richieste di Sawa, che lo ricatta e lo obbliga a trascorrere i pomeriggi in sua compagnia.

Un vero e proprio viaggio all’interno delle morbosità, dei vizi e della sessualità dell’uomo, un’attenta analisi psicologica e un introspezione forzata si inviluppano e creano un’opera organica e vitale. I personaggi e i loro caratteri. nonostante siano tangibili, rimangono indecifrabili simboli di un codice criptato. Takao si allontana sempre più dal mondo reale per avvicinarsi a un altro non definito, oscuro e irrazionale. È affascinato e si abbandona al male, che lo ingoia e lo proietta altrove. Questo processo viene “iniziato” e accompagnato da una criptica serie di suoni e di note ora dal ritmo macchinoso e giocoso, ora solenne e imperante, colmo di suoni grevi, atipici, che spingono lo spettatore alla perdita di coscienza – per certi invece conquistata – nella quale Takao si immergerà puntata dopo puntata. Si tratta di sensazioni ed emozioni che non sono in grado di spiegare completamente, ma di cui so solo tracciare un contorno immaginario.

Il protagonista non è statico, ma si forma. Le sue scelte iniziano a plasmarlo inesorabilmente e a turbare lo spettatore, che non riesce spesso ad immedesimarsi con Takao. La tecnica dello straniamento viene applicata attraverso uno sviluppo della storia molto lento, con inquadrature fisse e piani sequenza, da cui scaturisce una separazione netta tra spettatore e protagonista. Quest’ultimo inizia a muoversi in una dimensione incomprensibile allo spettatore, il quale non ha più le capacità di comprenderlo. Takao agisce su un piano più istintivo: l’intuito acquisisce maggiore importanza della ragione, la quale non rappresenta più la chiave per accedere al contenuto. Occorre sentire, percepire, scavare dentro se stessi per conciliarsi di nuovo col protagonista. La narrazione viene condotta dal punto di vista di Takao che, con i vari soliloqui e monologhi, riesce a colmare il distacco che si crea tra spettatore e protagonista. È come se lui continuasse ad allontanarsi e a correre, ma la telecamera riuscisse ugualmente a inquadrarlo e a zoomare. Questo rincorsa si protrae in tutta l’opera rendendola davvero originale e appassionante. La scelta della tecnica di animazione chiamata “Rotoscope” contrassegna l’opera rendendola innovativa. Questa tecnica, ormai del tutto computerizzata, consiste nell’inserire dei personaggi in sfondi fotografati, conferendo ai disegni, di per sé atipici, realismo e maggiore espressività.

Consiglio a tutti i lettori di vedere questa perla dell’animazione moderna. Guardate, analizzate, scomponete, rianalizzate, astraete; insomma fatela vostra. Cogliete il profondo significato, ne vale davvero la pena. Un capolavoro.